Per molti runner lo smartwatch è diventato indispensabile. Ma per alcuni, inclusi gli hobbisti d’élite e i maratoneti veterani, correre senza il monitoraggio costante dei dati non è solo possibile: è meglio. Questo corridore si è recentemente preparato per la sua nona maratona (Maratona di Parigi) abbandonando l’indossabile e riscoprendo i vantaggi dell’allenamento intuitivo. I risultati? Prestazioni migliorate, maggiore divertimento e un promemoria che l’attrezzatura high-tech non è sempre necessaria per il successo.
Il problema del sovraccarico dei dati
L’ascesa dei fitness tracker è coincisa con un’ossessione per le metriche. Sebbene i dati possano essere utili, fare affidamento troppo su di essi può disconnettere i corridori dal proprio corpo. L’esperienza del corridore riflette un modello comune: l’utilità iniziale lascia il posto alla distrazione, poiché le notifiche costanti su ritmo, frequenza cardiaca e distanza mettono in ombra i segnali naturali di sforzo e affaticamento.
Questo non è solo aneddotico. L’eccessivo affidamento ai dati può ostacolare le prestazioni creando ansia nel raggiungere numeri arbitrari piuttosto che ascoltare ciò di cui il corpo ha bisogno. L’allenatore del college ha insegnato ai corridori una lezione preziosa: a volte, conoscere la distanza non è così importante quanto sentire lo sforzo.
Riacquistare la formazione intuitiva
Il ritorno alla corsa senza orologio non è stato immediato. La sensazione iniziale era stridente, ma divenne presto liberatoria. Senza uno schermo che dettasse il ritmo, il corridore ha imparato di nuovo a fidarsi dei segnali interni, concentrandosi sullo sforzo piuttosto che sui numeri esatti. Questo approccio non consiste nell’ignorare i piani di formazione ma nell’adattarli a uno stile più organico.
Ecco come funziona:
- Chilometraggio basato sul tempo: Invece di fissarsi sui chilometri, il corridore utilizza un cronometro per misurare la durata. Conoscendo il loro ritmo tipico, stimano la distanza moltiplicando il tempo.
- Guida audio: Podcast e audiolibri sostituiscono l’orologio come cronometrista. Un episodio di un’ora diventa la guida dell’allenamento, rendendo la distanza meno scoraggiante.
- Percorsi familiari: L’esecuzione di percorsi o circuiti noti elimina la necessità di un tracciamento preciso. Il corridore fa affidamento su punti di riferimento consolidati e sull’esperienza personale per valutare la distanza.
I benefici inaspettati
Abbandonare l’indossabile non ha solo semplificato la formazione; lo ha valorizzato. Il corridore si è ritrovato a spingere di più, correndo più veloce senza i vincoli psicologici del ritmo basato sui dati. “Quando monitoraggio il ritmo o la frequenza cardiaca, tendo a concentrarmi su numeri specifici… Correre senza orologio mi consente di concentrarmi su come mi sento realmente.”
Il corridore ha anche riferito un maggiore divertimento. L’eliminazione della pressione derivante dai parametri da raggiungere ha reso gli allenamenti più leggeri e gestibili. La libertà di concentrarsi sull’esperienza, piuttosto che sui numeri, ha riacceso il loro amore per lo sport.
Infine, l’esperimento ha rafforzato una lezione importante: attrezzatura costosa non equivale a risultati migliori. Un cronometro da 30 dollari si è rivelato più efficace di uno smartwatch da 500 dollari, dimostrando che la coerenza, lo sforzo e la consapevolezza del proprio corpo sono molto più critici per il successo.
“La coerenza, lo sforzo e l’ascolto del proprio corpo contano molto più del gadget che hai al polso.”
Allenarsi senza dispositivi indossabili non è un rifiuto della tecnologia, ma ci ricorda che gli strumenti più preziosi sono spesso quelli che già possediamo: il nostro corpo e il nostro intuito.




































